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Solenne e grandiosa come il fiume Nilo, la civiltà egizia è una gemma splendente, incastonata per volere degli dei in una terra ostile, dominata da aridi deserti. Secoli di pace laboriosa, in armonia con il respiro del fiume, hanno reso l'Egitto nobile e magnifico: ora però lo splendore della gemma si sta accendendo di cupi bagliori e un nuovo fiume prende a scorrere nel paese. È un fiume di sangue e di morte, le cui sorgenti sono sia nel falso Faraone, il Pretendente Rosso, che minaccia l'unità del regno e la maestà del vero sovrano, Mamose VIII, sia in un'orda di popoli selvaggi che, con l'ausilio di misteriore creature veloci come il vento, saccheggia ed è ormai prossima a impadronirsi della superba Tebe. Cinto d'assedio da nemici spietati e minato all'interno da oscuri intrighi, l'Egitto dovrà affidare il suo destino a quanti si sentono figli del dio del fiume, del grande Nilo: Tanus, il guerriero dai capelli di rame e dal braccio potente; Lostris, affascinante e saggia ma costretta ad accettare lo scettro di un regno cui volentieri rinuncerebbe per amore di Tanus; Taita, umile schiavo dotato di curiosità e di ingegno multiforme. Sarà proprio il dio del fiume a segnare la strada per il viaggio verso la pace, un viaggio in cui tutti, uomini e donne, servi e nobili, saranno chiamati a provare con lacrime e sangue la loro devozione per l'Egitto.

 

Un lungo viaggio tra le sabbie

Quando si parla di romanzi d'avventura, uno dei primi nomi che ci sovviene è quello di Wilbur Smith.

 

Autore di genere molto apprezzato sia in Italia che all'estero, trova nella sua serie di romanzi egizi quella più conosciuta e ammirata. "Il dio del fiume" è il capostipite della suddetta serie ed è probabilmente il suo romanzo più famoso.
È indubbio che questo genere di storie sono pane per colui che le narra, essendo palese la conoscenza dei luoghi e dei tempi storici in cui sono collocate le vicende.
Lo stile è chiaro e abbastanza fluido, anche se in certi tratti la storia risulta un po' ripetitiva e il ritmo tende a calare, specie quando l'autore si lascia andare a dettagli che appesantiscono un po' la lettura.

L'autore: Wilbur Smith.

Nel complesso però, è una storia piacevole e interessante, seppur non realmente indimenticabile.

C'è un po' di tutto né "Il dio del fiume": uomini di ogni sorta, potenti e spietati, umili e intelligenti, valorosi e onorevoli; una grande civiltà affascinante; amicizie devote e amori impossibili.

Rappresentazione di uno scontro tra gli egizi e la violenta civiltà degli hyksos.

Al centro di tutto, troviamo l'umile schiavo Taita, che per la sue spiccate capacità in tutti i campi potrebbe benissimo regnare come faraone. Sarà lui il narratore di questa storia, che troverà i personaggi che la popolano impegnati a fronteggiare una moltitudine di pericoli: partendo da uomini corrotti, passando per una divisione interna del regno d'Egitto, fino ad arrivare alla spaventosa invasione degli Hyksos, che irromperanno in scena sui loro terribili carri da guerra trainati da cavalli, bestie fino ad allora assolutamente sconosciute alla civiltà egizia.

Accompagneremo Taita, la regina Lostris, il valoroso Tanus e il principe Memnone nel lungo e sanguinoso viaggio che avrà inizio col proprio esodo, e si concluderà col ritorno in patria, trovandoli pronti a offrire la vita per la propria madre terra.
Un libro che in alcuni tratti sa emozionare, e che ci trasporta all'epoca di quella civiltà che è per noi così affascinante, soprattutto ai nostri giorni, nei quali ancora ci lascia tanti interrogativi e misteri da svelare.

"Forse le piogge erano cadute in quella zona cent'anni addietro. Sembrava impossibile, ma i semi erano rimasti a dormire per tutto quel tempo. Il sole e il vento del deserto li avevano disseccati mentre attendevano che piovesse di nuovo. Se qualcuno dubitava dell'esistenza degli dei, quel miracolo ne era la prova. Se qualcuno dubitava che la vita fosse eterna, quella era la promessa dell'immortalità. Se i fiori potevano sopravvivere così, sicuramente l'anima dell'uomo, tanto più meravigliosa e preziosa, doveva vivere anch'essa per sempre."

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Valerio Finizio
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