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Romanzo largamente autobiografico, "Martin Eden" riflette l'inquietudine di London, la sua vita stravagante, la tensione autodistruttiva che lo porterà al suicidio. Il protagonista è un marinaio americano che finisce casualmente per frequentare il mondo borghese, salotti colmi di libri e fanciulle eteree. Tra l'iniziale timidezza e un'irresistibile attrazione per il nuovo ambiente, Martin Eden dovrà misurarsi con due impreviste passioni: la giovane Ruth Morse e la letteratura. Attraverso sogni delusi e speranze che sfumano, la strada verso la conquista di una fama che si rivelerà effimera sarà costellata dal conflitto tra le sue origini modeste e una cultura che comunque gli è estranea. I propositi di riscatto sociale e l'inclinazione per i miti borghesi del successo e della ricchezza si dilegueranno di fronte alla consapevolezza di una inevitabile alienazione.

Einaudi - 394 pagine

Recensione in 60''

 

Emotivamente devastante

Questo libro mi ha devastato. Entra di diritto nella mia top 5, e credo che meriti ampiamente la definizione di capolavoro.
Certo, un’opera letteraria entra nel cuore di un lettore soltanto se quel cuore è pronto ad accoglierla, se la sente sua, e mai come in questo caso devo dire che il mio entusiasmo verso questa lettura è dovuto in buona parte alla mia immedesimazione nel protagonista. Tuttavia, anche se il mio apprezzamento per quest’opera è stato aumentato esponenzialmente dalla mia empatia personale, credo che possa piacere davvero a chiunque.
La prosa di London è stata definita una delle più potenti della storia della letteratura, e dopo questa lettura non posso che essere d’accordo: un modo di scrivere coinvolgente, che travolge con la forza dei suoi sentimenti.
Fino alla metà di “Martin Eden” non credevo che mi sarebbe piaciuto fino a questo punto, ma quella è tutta una preparazione per quello che ci travolgerà nella parte finale, soprattutto nell’ultimo terzo di storia; ho divorato la seconda metà in una sola sera, e non si tratta di un libro piccolo, né l’edizione aveva un carattere e dei margini ampi. Nonostante questo sono stato travolto da quanto travolge il protagonista, affascinato dalle persone che irrompono nella sua vita (in particolare Brissenden) e dal cambiamento che causano nel suo modo di vivere e percepire la vita, nel bene e nel male.
L’empatia per Martin (e dunque per London, considerato che quest’opera è largamente autobiografica) è stata per me fortissima, perché nelle ambizioni e nei pensieri del protagonista, nelle difficoltà che affronta, ho trovato molti dei miei pensieri e delle mie prove, e devo dire che London riesce a trasmetterle in maniera superba.

Martin Eden è un giovane marinaio, che appartiene al piano più basso della piramide sociale e che un giorno, all’improvviso, si ritrova nel salotto di una famiglia borghese. Invitato da un giovane che ha conosciuto lungo i suoi viaggi, al preciso scopo di divertire la sua famiglia quasi fosse un fenomeno da baraccone, Martin si ritrova affascinato da quel mondo che aveva avuto modo di conoscere soltanto nei pochi libri che aveva avuto modo di sfogliare. Ma, soprattutto, rimane affascinato da una donna, Ruth, sorella del suo conoscente. Martin, sotto la sua natura rozza e nonostante il suo passato tutt’altro che nobile, nasconde dentro di sé delle capacità fuori dal comune e l’amore a prima vista per questa donna lo spingerà in maniera irrefrenabile verso lo studio, per potersi avvicinare all’altezza di lei.
Martin comincia a divorare un libro dopo l’altro; ha una capacità d’apprendimento decine di volte più accentuata di quella degli uomini normali e in breve tempo innalza la sua conoscenza a livelli che neanche molti membri della nobiltà riescono a raggiungere. Nello studio, scopre l’amore per la scrittura e decide che è proprio quello che vuole fare nella vita. Peccato che non sia facile e che gli ostacoli non siano pochi.
Nonostante il suo amore sia ricambiato dalla bella Ruth, lei non crede nelle sue capacità e non ritiene possibile che lui possa aprirsi una strada nella letteratura. Vuole incitarlo in tutti i modi a cambiare, a trovarsi un posto rispettabile in modo che possano sposarsi. È quello che gli intimano di fare tutti, in realtà, perché nessuno crede in Martin, nessuno a parte lui stesso.
Soffrirà la fame nell’indifferenza di tutti, pur di inseguire il suo sogno. Nessuno crede in lui, nessuno lo sostiene.
Non voglio raccontarvi altro, dovete assolutamente leggere questo libro.
Favoloso.

"Ciò che voglio dire è che quest’uomo mi dà l’impressione che sia giunto al fondo delle cose, e sia rimasto così atterrito da ciò che ha visto, che cerca di persuadersi di non aver visto nulla. […] Un uomo che avrebbe potuto compiere cose importanti, ma che non ha voluto attribuire alcuna importanza a ciò che avrebbe potuto fare, e tuttavia, nel profondo del cuore, rimpiange di non averlo fatto; che in segreto ha cercato di ridere delle ricompense che ne avrebbe ricevuto, e tuttavia, ancor più segretamente, ha sempre sentito la nostalgia di quella ricompensa, delle gioie che avrebbe conseguito, compiendo quelle cose."

Cosa ho imparato da questa lettura? - La morte controversa di Jack London

Quando ho letto il suo saggio "Pronto soccorso per scrittori esordienti", non avrei mai pensato che Jack London potesse uccidersi. Da quelle pagine traspariva una forza d'animo fuori dal comune, vi erano impresse le parole di un uomo che sa quello che vuole dalla vita e che da essa ha ottenuto, col duro lavoro, tutto quel che desidera. Jack London è morto giovanissimo, a 40 anni. Non si ha la certezza che abbia posto fine alla sua vita volontariamente, con un'overdose di antidolorifici, ma su questa eventualità si è dibattuto a lungo. Nelle ultime foto che lo ritraggono, l'autore appare coi segni di una dermatite da mercurio, segno di una terapia probabilmente contro la sifilide, ed è probabile che fosse costretto ad assumere molti farmaci per placare i dolori. Si è trattato di un errore di valutazione da parte dell'autore, o di una dose eccessiva assunta volontariamente? Nessuno lo sa, sta di fatto che il suo alter ego letterario Martin, può lasciar pensare che nella mente dell'autore si fossero fatti spazio pensieri molto cupi e tristi, che possono averlo portato al gesto estremo; tutti i dubbi di una vita che lo ha deluso. Un gran peccato, in ogni caso, averlo perso così presto. Chissà quanti altri capolavori (lui che era così prolifico) avrebbe potuto regalarci! E voi, lo sapevate?

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Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Valerio Finizio
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