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Nei racconti del ciclo pietroburghese la capitale (che all'ucraino Gogol' appare come una città non russa, splendida facciata di un edificio ormai in rovina dove si conduce una vita vuota, esteriore, alienata) si fa al tempo stesso scenario grottesco e sinistro burattinaio di quella "vita vegetativa" verso la quale lo scrittore si sentì sempre attirato, in un duplice atteggiamento di compiacimento partecipe e di beffarda ironia. Il naso, Il ritratto, Il mantello: i racconti più famosi dello scrittore russo. Un barbiere trova un naso nel panino che sta mangiando; un impiegato mite e solitario viene derubato del mantello nuovo; un uomo solo scrive un diario di fatti e date impossibili... Maestro del realismo fantastico, Gogol´ reinventa la vita e ne rovescia il senso in una scrittura vivacissima, di pirotecnica originalità.

Einaudi ET Classici - 296 pagine

Recensione in 60''

 

Racconti d'umanità, per le strade di Pietroburgo

La cosa che più mi ha stupito di questa raccolta di racconti pietroburghesi è lo stile di Gogol': pur appartenendo alla schiera di scrittori russi ottocenteschi, la sua scrittura scorre fluida come se ci trovassimo a leggere un giallo. Con questo non voglio screditare gli scrittori russi, ma solo evidenziare una peculiarità di Gogol', che adotta uno stile più fresco, più moderno. Nonostante questo non lo preferisco a quello di Dostoevskij. Ogni racconto prova a scavare a fondo nella nostra umanità: mette a nudo alcuni dei nostri conflitti e le contraddizioni; ci mostra le conseguenze che può avere sulla nostra vita una importante mancanza di saggezza, e come la nostra esistenza su questa Terra sia posta sul filo di un rasoio: per quanto possa procedere stabile e uguale da lungo tempo, un evento casuale può sconvolgerla fin nelle viscere. In queste pagine, l'autore mi è parso già proiettato nella letteratura moderna, pur non sfigurando tra le fila della letteratura del suo secolo. I temi appartengono effettivamente al contesto in cui vive l'autore, temi tanto cari ai letterati russi, che pescano i propri personaggi nelle posizioni inferiori della propria società: uomini costretti a chinare il capo di fronte agli ufficiali e resi folli dall'amore per donne che non possono avere; artisti che vivono in ristrettezze, dall'anima divisa tra l'arte e il mero successo; uomini che svolgono ogni giorno, meccanicamente, le stesse mansioni, e per i quali il semplice acquisto di un mantello costituisce un evento di enorme importanza, oltre che un bivio tra la vita e la morte. Personaggi di tal sorta possono suggerire storie di riscatto, storie in cui l'uomo povero riesce con l'ingegno a elevarsi; ma quanta verità c'è in storie di tal sorta? Parliamoci chiaro, poche sono le storie di questo genere che trovano riscontro nella realtà, sia ai giorni di Gogol' quanto ai giorni nostri. Gogol' era un realista, dunque bisogna aspettarsi dei racconti anche crudi, che fanno male; i protagonisti fronteggiano la durezza della vita, una vita che non fa sconti e che può darti il colpo di grazia da un giorno all'altro.

Ho letto questi racconti tutti d'un fiato, ma devo dire che quello che ho apprezzato di più è senza ombra di dubbio "Il ritratto", che mi ha dato più di uno spunto di riflessione. Il racconto che mi è piaciuto meno è, paradossalmente, l'unico che conoscevo per fama: "Il naso"; mi è parso quello meno carico di spunti. Ognuno con le sue peculiarità (ma comunque sullo stesso leitmotiv e con la stessa atmosfera degli altri) ognuno di questi racconti vale assolutamente la lettura.

"Otteniamo mai noi qualcosa di ciò che desideriamo? Tutto va alla rovescia. A uno il destino ha dato una magnifica pariglia di cavalli, ed egli ci scarrozza indifferente, senza neppure accorgersi della loro bellezza, nel mentre che un altro, il cui cuore arde di equina passione, se ne va a piedi e non ha che la magra soddisfazione di schioccar la lingua quando i bei trottatori lo sorpassano. [...] In che maniera strana si fa giuoco di noi il destino!"

Cosa ho imparato da questa lettura? - La Prospettiva Nevskij

La Prospettiva Nevskij è la strada principale che attraversa San Pietroburgo, una strada che, dalle parole dello stesso Gogol’, “un pietroburghese non rinuncerebbe per quanto oro vi è al mondo”. La Prospettiva si estende per quattro chilometri e mezzo e deve il suo nome al fiume Neva, sul quale affaccia in vari tratti. Questa strada (nata un po’ a imitazione degli Champs-Élysées) ha mantenuto la sua magnificenza fino ai giorni nostri (ve lo posso testimoniare, ci sono stato!), perché vi si affacciano una moltitudine di bellissimi edifici. Basti considerare che ha il suo principio nella Piazza del Palazzo, dove troviamo il meraviglioso Palazzo d’Inverno (che ospita una parte di uno dei più ricchi e bei musei al mondo: l’Hermitage), lo Stato Maggiore e l’Ammiragliato. Oltre a ispirare uno dei “Racconti di Pietroburgo” di Gogol’ (che si chiama, per l’appunto “La Prospettiva Nevskij”), ha ispirato anche una canzone di Franco Battiato, che il cantautore ha inserito nella sua raccolta “Patriots”. E voi, lo sapevate?

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Valerio Finizio
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