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Siamo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. La nascita di agenzie governative segrete e di sanzioni sugli affari ha spinto molte persone a guardarsi le spalle e il senso di libertà dell’America è in calo. Molti sono pronti a tutto, anche ad azioni disperate, per riprenderselo. Tra loro c’è Andrew Ryan, convinto che i grandi uomini e le grandi donne debbano meritare di meglio. Ryan ha lavorato per creare l’impossibile, un’utopia libera da governi, censure e restrizioni morali contro la scienza dove si raccoglie quel che si semina. Ha creato Rapture la città scintillante sotto il mare. Come tutti sappiamo, però, quell’utopia è stata colpita da una tragedia. Questa è la storia di come tutto ebbe inizio e di come tutto finì.

 

Funerale in mare

Di fronte al libro che mi accingo a recensire, alcuni potrebbero storcere il naso e dire: "Sarà sicuramente una boiata, è tratto da un videogame!".
Siete del tutto fuori strada.
In primis, bisogna fare distinzione tra semplici giochini volti a intrattenere, e vere e proprie opere d'arte, come possono essere alcuni film.
Sì, perchè in certi casi anche i videogame possono rientrare in questa categoria, ed è assolutamente il caso di Bioshock.
Tralasciando gli elogi verso il videogame (che meriterebbe almeno un centinaio di articoli a parte), concentriamoci su "Bioshock: Rapture", il romanzo che ne rappresenta il prequel.

La storia su carta non perde nulla di quello che ci offre il videogioco, riproponendoci la stessa profondità di tematiche, le stesse atmosfere magiche, permeate dalla follia e dal terrore e popolate da personaggi tanto carismatici quanto fuori di testa. Eppure, per quanto i personaggi di questa storia possano rappresentarne uno dei principali punti di forza, la vera protagonista di Bioshock è la città che ne ospita le vicende.

Rapture.

L'utopia, la città che non avrebbe mai potuto esistere in superficie, e che per questo ha trovato il suo modo d'essere in fondo al mare.
Essa è la concreta realizzazione della società ideale, partorita dal visionario Andrew Ryan, l'uomo che scova la realizzazione dei suoi ideali nella costruzione di quella meravigliosa città sottomarina.
Per l'uomo privo di inibizioni nulla è impossibile, nemmeno costruire una città in fondo al mare, ed è con la stessa edificazione della sua creatura che Ryan ne renderà manifesta l'anima.

Si, perchè Rapture è un'oasi in cui la religione è messa al bando (letteralmente), in cui lo scienziato e l'artista non sono ostacolati dalla morale e all'uomo non è precluso nulla che rientri nelle sue capacità.
"Col sudore della vostra fronte, Rapture può diventare anche la VOSTRA città".
Rapture è, nella sua imperfezione, la città perfetta per descrivere il potenziale autodistruttivo dell'uomo, anche quando animato da nobili intenzioni.

Vi aspettavate qualcosa di più scontato? Ve l'ho detto che Bioshock non è soltanto un videogioco.
E' un mondo.

Rapture ti sbatte in faccia la realtà senza troppi complimenti. Il romanzo ci rende partecipi della sua nascita, partendo dalle vicissitudini riguardanti la sua costruzione, fino al suo triste, graduale e inevitabile declino.
Rapture nasce nello splendore, accessibile solo a una ristretta èlite di persone. Il progresso scientifico sembra andare cento volte più veloce rispetto alla superficie, l'arte raggiunge confini che in passato non ha mai osato esplorare, e tutto questo è reso possibile grazie dalla completa assenza di inibizioni morali e istituzionali.
La creatura di Ryan è realtà, e sembra svolgere alla perfezione il compito per il quale è stata costruita.
Ma una volta dentro, non si può tornare indietro.

Improvvisamente qualcosa va storto.
Persone che sulla superficie si erano ritagliate una posizione importante, a Rapture si ritrovano a fare lavori umilianti. "Qualcuno dovrà pur pulire i cessi, a Rapture".
La mancanza di limiti non ha solo effetti positivi, ma dà il permesso agli uomini di compiere cose terrificanti, come ci dimostreranno tanti personaggi a dir poco inquietanti, come l'artista Sander Cohen e il chirurgo J.S. Steinman, che vi lasceranno molto spesso perplessi e disgustati.

Lo stesso Andrew Ryan uscirà di senno, andando contro i suoi stessi ideali nel momento in cui si accorge che il potere sulla sua città gli sta sfuggendo di mano.
La guerra civile è alle porte, e in quella città prima piena di vita, dilagheranno solo anarchia, follia e morte.

L’uomo si rifugia in mare, credendo di poter creare la società perfetta, lontano da Dio, del quale ritiene di non aver bisogno, accusandolo di essere una delle cause dei propri problemi.
La fine davvero terrificante di Rapture è il prodotto di questi pensieri, dimostrazione finale che l’uomo non è in grado di generare la perfezione. Mai. L’imperfezione non può che generare imperfezione. Ed è l’uomo stesso la causa principale della propria distruzione.
John Shirley ha fatto un lavoro eccellente, e ve lo posso assicurare, partorire un romanzo di tale calibro dal mondo di Bioshock deve essere stato un lavoro durissimo, oltre che carico di pressioni e responsabilità.

Imperdibile.

“Sono Andrew Ryan e sono qui per porvi una domanda: un uomo non ha diritti sul sudore della sua fronte? No, risponde l’uomo di Washington: appartiene ai poveri. No, dice l’uomo in Vaticano: appartiene a Dio. No, dice l’uomo di Mosca: appartiene a tutti. Io rifiuto queste risposte, piuttosto scelgo qualcosa di diverso, scelgo l’impossibile… scelgo… Rapture: una città dove l’artista non debba temere la censura, dove lo scienziato non sia limitato da ridicoli moralismi, dove il grande non sia confinato dal piccolo. E con il sudore della vostra fronte, Rapture può diventare anche la vostra città.”

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Valerio Finizio
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