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Scritto tra il 1946 e il 1950, Cronache Marziane è il resoconto della colonizzazione di Marte da parte dei terrestri: un racconto ricco di inventiva e di situazioni capaci di scolpirsi nell'immaginazione di generazioni di scrittori e di lettori. Ma è soprattutto il romanzo che segnò una svolta nella letteratura americana di fantascienza. Per la prima volta in queste pagine, infatti, Bradbury riesce genialmente a superare i limiti della narrativa di genere, ritrovando l'universalità simbolica della fiaba. Opera originalissima di uno degli scrittori più innovativi del Novecento, capolavoro della fantascienza "classica". Cronache Marziane conserva ancora oggi una profondità, un equilibrio e una vitalità straordinarie, che ne fanno uno dei libri più amati della letteratura contemporanea.

Cronache terrestri

Ho imparato a riconoscere i libri che mi rimangono nell'anima, quando li chiudo.
Quella stretta al cuore nel momento in cui volto ultima pagina, una sensazione strana che dura un secondo o poco più. La tacita riflessione che scaturisce automatica nei minuti seguenti.
"Cronache Marziane" è all'ultima pagina, la giro, ripongo il libro. Stretta al cuore. Silenzio.

Questo libro può essere preso come simbolo di come, anche nei generi spesso ingiustamente considerati "di serie B", si trovino perle di rara bellezza.
L'opera di Bradbury va messa lì, tra i più bei classici della letteratura contemporanea.
Soffermarsi sullo stile dell'autore sarebbe superfluo. Un maestro.
Pensiamo piuttosto agli innumerevoli messaggi che questo capolavoro ci offre, raccontandoci la colonizzazione di Marte da parte dei terrestri, tramite dei racconti legati da un unico filo conduttore e che alla fine comporranno il meraviglioso mosaico.

L'uomo ha sempre guardato il cielo con meraviglia, pervaso dal desiderio di poter, un giorno, esserne viaggiatore e abitante.
Allo stupore e alla voglia di scoprire, si unisce la consapevolezza di essere una razza fallimentare, che se dovesse persistere nei suoi errori non potrà che portare sé stessa e la sua casa planetaria alla distruzione.
Ma se c'è una cosa che la razza umana, nella sua Storia, ha sempre dimostrato, è quella di essere incorreggibile, imperfetta. Non impariamo dai nostri errori, mai del tutto.

Rifuggiamo la nostra imperfezione, ma i nostri sforzi non sono altro che un rimandare l'inevitabile.
È questo a spingere gli uomini su Marte: la fuga da sé stessi. Credono che sia la terra, quel pianeta ormai troppo corrotto per sopravvivere, il problema. In realtà, il problema è quell'ombra che non possiamo evitare di portarci dietro.

Siamo esseri che cercano disperatamente di salvarsi, disposti a tutto pur di sopravvivere, di continuare ad essere. Anche invadere un pianeta alieno, che non ci appartiene, mascherando la "conquista" con la voglia di confrontarsi con altre razze, di conoscere, nascondendoci in una falsa voglia di condivisione per poter più facilmente pugnalare il prossimo alle spalle e ottenere ciò che ci serve. Divorare tutto quello che ci capita, come un'orda di locuste.
In un unico grande racconto composto da pezzi differenti, compiremo un viaggio interplanetario nelle profondità dello spazio, e un altro non meno intenso nell'animo umano, scrutando le sue luci e le sue ombre. Ray Bradbury ci regala un capolavoro unico, che in certi tratti sfocia nel poetico.
Leggete il racconto "... And the moon be still as bright" con attenzione, e poi mi direte se non ho ragione. Un tizio di nome Spender vi rimarrà nel cuore.

Da non perdere, assolutamente.

"I marziani non hanno cercato troppo intensamente di essere ognuno tutto uomo e niente animale. L'errore che abbiamo commesso noi dopo le scoperte di Darwin. L'abbiamo abbracciato con Huxley e Freud, tutti sorrisi. Poi ci siamo accorti che Darwin e le nostre religioni non andavano d'accordo. Abbiamo cercato di smuovere Darwin, Huxley e Freud. Ma non era facile buttarli giù dai loro piedistalli. Allora, come idioti, abbiamo tentato di abbattere la religione. E abbiamo fatto un bell'affare. [...] la fede ci aveva sempre dato la risposta a tutte le cose. Ma tutto è andato a finire nella spazzatura con Freud e Darwin. Eravamo e siamo ancora una razza perduta."

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

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