Cerca nel sito...

 

 Globale

 Stile

 Trama

 Profondità

 Piacevolezza

 

 

Di cosa parliamo quando parliamo d'amore? Parliamo di un bicchiere di gin che si rovescia in una stanza dove discutono due coppie stanche. Parliamo di vecchi amici che forse per noia, forse per altro, commettono senza rendersene conto un delitto terribile. Parliamo di pasticceri a cui non hanno ritirato torte di compleanno. Parliamo di gesti che sembrano insignificanti, e invece sono in grado di restituire a ogni vita tutta la grazia nascosta dietro la banalità della cattiveria e della paura. I diciassette racconti che hanno reso Raymond Carver un autore di culto: l'espressione più limpida di una scrittura che con miracolosa semplicità arriva sempre al cuore delle cose. Prefazione di Diego De Silva.

Un bicchiere di gin tonic

Avevo spesso sentito parlare di Carver, del suo stile essenziale privo di ogni cosa superflua. Ho scoperto che questa però non è una peculiuarità propria dell'autore, che questa sua fama di autore "essenziale" è merito del suo editor Gordon Lish, che tagliava interi pezzi delle sue opere come un barbiere taglierebbe i capelli a Tarzan.
Ho deciso definitivamente di leggere Carver quando ho visto "Birdman", film premio Oscar, in cui il protagonista è un attore teatrale impegnato a mettere in scena proprio un racconto dell'autore: quello che da il nome a questa raccolta che sto per recensire.

William Stoner è un semplice ragazzino di campagna che non conosce l'altro che i lavori della terra e i confini di quest'ultima. Quando i suoi genitori decidono di mandarlo a studiare agraria all'università, il giovane Stoner decide di partire con un'indifferenza per la propria sorte che lo accompagnerà per gran parte della sua vita.

Una scena tratta dal film "Birdman" con Michael Keaton ed Edward Norton. Da notare il titolo sull'insegna in alto.

La peculiarità di Carver (almeno in questo caso specifico), sta nel lasciare la maggior parte dei racconti in sospeso. Se da una parte gli amanti delle storie fatte e finite (quelle dove il cerchio si chiude sempre) storceranno il naso, dall'altro alcuni saranno entusiasti dello spazio che verrà lasciato alla fantasia del lettore, che si potrà lasciare andare a riflessioni e cercherà disperatamente di entrare in contatto con i personaggi, in modo da provare a indovinare come la storia potrebbe andare a finire.

Personalmente, mi schiero con i secondi, e devo dire che Carver, in poche pagine del racconto, ci da tutto quello che è necessario per concludere la storia per conto nostro. Potremmo indovinare cosa farà un personaggio, in base a quelle poche cose che gli abbiamo visto fare e che l'autore è stato così bravo a mettere in risalto.

Nei diciassette racconti di questo libro, il tema principale (come è chiaro dal titolo) è l'amore. L'amore in alcune delle sue infinite sfaccettature: quello sincero; quello appena sbocciato; quello che non sfiorisce nemmeno nella vecchiaia; quello passionale; quello possessivo che spesso sfocia nel violento e che può finire in tragedia. L'amore che è stato, ma che ormai è finito. Ma a quali di questi ci riferiamo quando parliamo d'amore? Qual'è l'amore autentico? Tutti. E nessuno.

L'amore è un sentimento troppo grande e complesso: ingloba in sé molti altri sentimenti ed emozioni e questi ultimi non fanno altro che dargli una sfumatura diversa, rendendo impossibile tracciare i contorni. Non lo si può inquadrare pienamente, mai. Non ci riusciamo noi, e non ci riescono nemmeno i quattro personaggi di Carver che sono seduti attorno a un tavolo a bere gin tonic e a provare a dare una definizione a questo sentimento indefinibile.

L'autore: Raymond Carver.

Dunque: "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore?"

In fondo la risposta la conosciamo tutti, ed è: non lo sappiamo, e non lo sapremo mai. Ne parliamo e basta. L'amore è tutto e niente, è il più grande sentimento che proviamo, ma è anche il più grande mistero dall'alba dei tempi, ed è forse il suo essere così enigmatico ad attrarci tanto. Proviamo a sviscerarlo con la mente, ma arriviamo a capirne qualcosina soltanto quando lo sentiamo col cuore. E ogni volta non è mai uguale al precedente.
In questa sua fatica è come se Carver avesse tentato di sviscerare l'amore come a volte proviamo a fare noi, ad analizzarlo nelle sue varie forme, e anche se non ci è riuscito ci lascia comunque un gioiellino da ammirare. E questo, almeno a me, basta e avanza.

"Le cose cambiano, dice lui. Non so come. Ma le cose cambiano, e senza che nessuno se ne accorga o lo voglia. [...] Però non si muove dalla finestra, ricordando quella vita passata. Avevano riso. Appoggiati l'uno all'altra, avevano riso fino alle lacrime, mentre tutto il resto - il freddo e dove lui era andato in quel freddo - restava di fuori, almeno per un po'."

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Aggiungi commento