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Inghilterra, 1959. Dall'interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre, con apparente distacco, il caso clinico più perturbante che abbia incontrato nella sua carriera – la passione letale fra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra dell'ospedale, e Edgar Stark, un artista detenuto per un uxoricidio particolarmente efferato. È una vicenda cupa e tormentosa, che fin dalle prime righe esercita su di noi una malìa talmente forte da risultare quasi incomprensibile – finché lentamente non ne affiorano le ragioni nascoste. «Emersi da una lettura che probabilmente avrà avuto poche interruzioni – senza ricorrere a sensazionalismi plateali, McGrath è un maestro nel­l'arte di non mollare la presa – ci si potrà domandare semmai in che categoria collocare questo libro avvincente ... Libro in ogni caso di atmosfere e di inquietudini sotterranee, tali da creare un disagio che a molti non dispiacerà. Ricordate la Gwendolin di Oscar Wilde? “Che tensione intollerabile” osservava quella saggia giovinetta. E continuava: “Speriamo che duri». (MASOLINO D’AMICO)

Stella Karenina

Vi starete chiedendo perché, nel mio titolo, abbia messo un chiaro riferimento al famosissimo personaggio di Lev Tolstoj. Beh, perché non ho potuto fare a meno di cogliere varie analogie tra "Follia" e "Anna Karenina", principalmente nelle protagoniste, ma anche per situazioni specifiche della trama.
Ma procediamo con ordine.
McGrath ha uno stile fresco e scorrevole: vi ritroverete a divorare questo libro a tratti davvero avvincente; ad entrare in empatia con i personaggi, anche se l'unico realmente amabile è il narratore, lo psichiatra Peter Cleave, che si erge al di sopra di tutti in quanto a morale e umanità. Stella, invece, è una di quelle personalità che si possono amare, odiare o compatire, a seconda del lettore che si trova a "giudicarla". Personalmente, l'ho odiata come ho fatto con la Karenina (prima analogia).

 

I due protagonisti della trasposizione cinematografica del 2005: Natasha Richardson e Marton Csokas.

Stella è la moglie del promettente psichiatra Max Raphael, appena trasferitasi con lui e suo figlio Charlie in una villa all'interno della struttura psichiatrica in cui suo marito sarà vicedirettore.
L'incontro fatale sarà quello con Edgar Stark, paziente in semilibertà che lavora nella loro serra per ristrutturarla. Stark è un ex scultore internato per una gelosia ossessiva, che lo ha portato a uccidere sua moglie e ad infierire sul suo cadavere. Silenziosamente, tra Edgar e Stella nasce una passione irrefrenabile, favorita dall'insoddisfazione di lei a causa di quel marito freddo, totalmente dedito al lavoro e spaventosamente simile ad Aleksej Aleksandrovic Karenin (seconda analogia, che comprende personaggio e situazione).

Da qui scaturirà una serie di eventi tragici, che manderà completamente in malora la vita di tutti i personaggi principali, trascinati nell'oblio dalla follia dei due amanti che, completamente rapiti dal loro "amore" (puah!), se ne fregheranno di tutte le conseguenze e delle persone a cui stanno facendo del male. Personalmente, devo dire che pur apprezzando la penna dell'autore, la scorrevolezza e i colpi di scena, non ho amato questo libro, così come non ho amato il capolavoro russo (terza analogia, ma strettamente personale). E' probabile che il mio scarso entusiasmo sia generato dall'antipatia che i personaggi come Stella (e Anna) generano in me, ma sospetto che sia dovuto anche al fatto che la psicologia di Stella non mi ha convinto del tutto. A parte tutto è una lettura che consiglio, anche perché starà a voi cogliere la quarta analogia. Se avete letto Anna Karenina ci arriverete, sono sicuro.

"Era come se lo sentisse al suo fianco, sempre. Aveva imparato a fidarsi di lui. Senza una ragione al mondo, ovviamente, o forse proprio per questo, sì, perché si stava convincendo che la fiducia, e la speranza e l'amore sono tali in quanto nascono e crescono a dispetto della ragione."

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

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