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«E allora oggi è sabato 18 marzo e sono seduto nel bar strapieno di gente dell'aeroporto di Fort Lauderdale, e dal momento in cui sono sceso dalla nave da crociera al momento in cui salirò sull'aereo per Chicago devono passare quattro ore che sto cercando di ammazzare facendo il punto su quella specie di puzzle ipnotico-sensoriale di tutte le cose che ho visto, sentito e fatto per il reportage che mi hanno commissionato».
Una cosa divertente che non farò mai più è il capolavoro di comicità e virtuosismo stilistico con cui i lettori italiani hanno conosciuto il genio letterario di Wallace. Commissionatogli dalla prestigiosa rivista Harper’s, questo reportage narrativo da una crociera extralusso ai Caraibi - iniziato sulla stessa nave che lo ospitava e cresciuto a dismisura dopo innumerevoli revisioni - è ormai diventato un classico dell’umorismo postmoderno e al tempo stesso una satira spietata sull’opulenza e il divertimento di massa della società americana contemporanea.

Un sogno da incubo

Questo libro annuncia sé stesso fin dal suo titolo, mantenendo niente più e niente meno di quel che promette.
"Una cosa divertente che non farò mai più" è un reportage di David Foster Wallace, che nell'anno 1995 accetta di "impegnarsi" a fare una vacanza su una nave da crociera e scrivere un reportage della sua esperienza per una rivista. Lo stile di Wallace è davvero spassoso, e si adatta perfettamente al tipo di narrazione sempre in bilico tra il comico, il critico e l'ammirato. Ovviamente, si percepisce spesso che l'opinione dell'autore è strettamente personale, e va presa in quanto tale. Certe osservazioni vi strapperanno più di una risata, ma è chiaro che la concezione di questo tipo di vacanza da parte di Wallace può essere diversa dalla concezione che può avere una qualsiasi altra persona; dunque, se non siete mai stati su una nave da crociera, non spaventatevi per quel che dice l'autore.

Le persone che sono state almeno una volta nella vita a fare una vacanza su una di queste navi bellissime (come me), probabilmente apprezzerà di più il "racconto" dell'autore. Tornerà con la mente a quei fantastici giorni di relax, di escursioni e di attività ininterrotte. Spesso noterà le stesse stranezze notate dall'autore: l'incredibile precisione degli addetti alle pulizie, che sembrano prevedere ogni vostro movimento o spiarci, per come riescano a entrare nella nostra cabina proprio quando non ci siamo; l'incredibile potenza del water a risucchio; la gentilezza (a volte forzata, a volte no) del personale di bordo, che sembra non dormire mai; l'incredibile varietà di personaggi anche strampalati che si incontrano nel piccolo ecosistema che si viene a creare in quel breve periodo di vacanza.
Ci sarà molto da ridere, di questo potete star certi (ditemi se non vi sbellicherete quando Wallace deciderà di portare la sua valigia in camera a discapito di un povero facchino libanese), ma a volte vi ritroverete anche a soffermarvi e a fare qualche riflessione su quello che è il dilemma della natura umana, che a quanto pare riesce a farsi vivo anche nei posti più impensati.
Dunque anche su una nave da crociera.

"E questo individuo di alto rango viene da me alla cabina 1009 dopo cena, sabato sera, per scusarsi in nome e per conto dell'intera compagnia navale e della famiglia Chandris e assicurarmi che le teste di questi libanesi pezzenti già rotolano nei vari corridoi come punizione espiatoria per avermi lasciato portare la valigia da solo."

Cosa ho imparato da questa lettura? - L'agorafobia

La maggior parte di noi ha presente la famosa claustrofobia, il terrore degli spazi stretti o chiusi, ma in quanti sanno che esiste il suo opposto, ovvero la paura di trovarsi in ampi spazi all’aperto? Si chiama Agorafobia (dal greco “Agora”: piazza, “Fobia”: paura). L’agorafobico, in spazi così estesi, teme di non riuscire a controllare la situazione e perciò ha difficoltà a uscire di casa e viaggiare. Trovarsi in simili situazioni lo getta in un incontrollabile stato d’ansia, che può sfociare anche in crisi di panico. Tutto questo comporta problemi relazionali, problemi a confrontarsi con persone, eventi e situazioni nuove.
Un famoso agorafobico? Alessandro Manzoni! Adesso sappiamo dove ha trovato il tempo di buttar giù “I promessi sposi”! Lo stesso David Foster Wallace si auto definiva un semi-agorafobico.

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Valerio Finizio
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