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Ipazia e Ipazia sembrano gemelle: stesso volto, stessa statura, stessi colori. Se non fosse per il nome, tutti penserebbero che sono davvero sorelle. Invece, abitano nel medesimo paese e frequentano la stessa scuola, ma non hanno vincoli di parentela. A legarle in profondità è un complicato groviglio di eventi intrecciati tra loro in maniera non sempre casuale. Una dialettica misteriosa e imperscrutabile tra due famiglie diverse, eppure convergenti in un unico tragitto nella costruzione del loro avvenire. Una dolorosa malattia congenita, da una parte, e un passato indecifrabile e luttuoso, dall'altra, destinati a sovrapporsi in un presente solo potenzialmente speranzoso ma realisticamente irreversibile per entrambe. Nell'ambiguità semiotica di un ebraismo trasfigurato in qualcos'altro, la soluzione si profila all'orizzonte attraverso la faticosa revisione delle premesse. E con il ribaltamento totale delle apparenze.

Nulla Die Edizioni - 83 pagine

Recensione in 60''

 

Ipazia e Ipazia

Sicuramente una trama inusuale, quella creata da Valentina Belgrado.
Lo stile dell’autrice ha il pregio di essere riconoscibile, grazie alla sua particolarità. Non è uno stile come gli altri, ma è chiaramente quello di un’autrice che è consapevole di ciò che fa e che ha tutti i mezzi per farlo in maniera efficace, tra cui una ricchezza di lessico che tra gli autori contemporanei non è facile da trovare. Quest’ultimo aspetto, in particolare, le permette di esprimersi in maniera efficace e senza fare troppi giri di parole, riducendo le parole all’osso pur conservando la qualità dei contenuti.
La lettura è stata scorrevole, senza intoppi, e si è conclusa in breve tempo. Forse troppo breve. Mi sarebbe piaciuto che l’autrice estendesse questa storia, che non la portasse a conclusione così presto, ma che si concedesse il lusso di estendere le vicende e tenerci dentro il contesto da lei creato per un tempo un po’ più lungo, che ci permettesse di empatizzare di più coi personaggi e di approfondire le vicende, che si concludono troppo in fretta.
Nonostante questo, rimane il mio plauso all’autrice, che ha sicuramente la capacità di narrare in maniera efficace.

La storia è narrata in prima persona dalla madre di Ipazia, una bambina piuttosto malaticcia e chiusa in sé stessa. Ipazia non è un nome comune, tuttavia, nel paese in cui vive c’è una ragazzina col suo stesso nome, di poco più grande; ma la cosa più sconvolgente è che le due ragazzine si somigliano tanto da far credere che siano gemelle, nonostante non siano legate da alcun vincolo di parentela. Le due ragazze diventano amiche e passano molto tempo insieme, pur mostrando due personalità quasi agli antipodi. Quella che parrebbe una semplice coincidenza (seppure piuttosto incredibile), sembra nascondere una subdola verità, che ci verrà sbattuta in faccia all’improvviso, in maniera del tutto inaspettata.
Una piacevole lettura.

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Valerio Finizio
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