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Venezia, una gondola al chiaro di luna, la voce calda del vecchio crooner Tony Gardner, che un tempo ammaliava le folle. Esiste scenario più romantico per una serenata all'amore che fu? Esiste scenario più crudele? Jan, per gli amici Janek, arriva dall’ex Unione Sovietica e lavora come musicista nei caffè veneziani del centro. Ci sono giorni in cui facendo la spola tra un dehors e l’altro gli capita di suonare la colonna sonora del Padrino nove volte. Un lavoro monotono. Una mattina però vede seduto a un tavolino in piazza San Marco Tony Gardner. Tony Gardner per la madre di Jan era meglio di Sinatra, e le sue canzoni le hanno tenuto compagnia nelle grigie giornate passate in solitudine sotto il peso del regime comunista. E’ per lei che Jan decide di avvicinarsi a quel crooner ormai quasi del tutto dimenticato e dirgli quanto è stato importante per una donna fragile e ferita. Incontra così anche sua moglie Lindy, e capisce subito che tra i due c’è qualcosa che si è rotto. Quando Tony gli propone di suonare la chitarra per una serenata che intende dedicarle la sera stessa, Jan accetta. Crede che sarà quella serenata a riparare la crepa fra i due. Invece non ha capito nulla...

Einaudi Supercoralli - 61 pagine

Recensione in 60''

 

Le ombre dello spettacolo

Quello contenuto in questo libro è un racconto brevissimo, che si legge nel giro di un’oretta. Lo stile di Kazuo Ishiguro mi piace e conferma quanto di buono mi ha fatto vedere in “Quel che resta del giorno”, mostrandosi adatto anche alla forma racconto. Dovendo essere sinceri, tuttavia, quello che mi ha realmente spinto all’acquisto di questo libricino è l’edizione che si è inventata Einaudi: bellissima a partire dalla sua sovraccoperta e arricchita dalle illustrazioni della fumettista Bianca Bagnarelli. Le illustrazioni sono ben fatte; in qualsiasi modo venga rappresentata, Venezia è un piacere per gli occhi. Devo dire che affiancare dei disegni che vanno di pari passo con la storia rendono l’esperienza di lettura ancor più interessante. Affiancare a queste immagini anche l’ascolto delle canzoni citate in questa storia, devo dire che ha dato qualcosa in più alla storia stessa. Forse il prezzo di copertina può essere considerato un po’ eccessivo, considerato che il racconto è molto breve e, seppur molto carino, non indimenticabile; ma devo dire che questo libro è davvero un bel pezzo da tenere in libreria.

Il racconto in sé narra il breve incontro tra un musicista “zingaro” (nel senso che non fa parte di un’orchestra fissa, ma si unisce ad esse quando ne hanno bisogno) e un vecchio crooner di successo, che si trova tuttavia nell’ombra che avvolge anche il genere musicale a cui appartiene. Per il musicista, quest’uomo ha rappresentato una parte importante della propria vita, considerando che i suoi dischi venivano letteralmente consumati da sua madre e la consolavano nei momenti difficili, che non erano pochi. Il musicista, dunque, non può esimersi dall’avvicinarsi al crooner e scambiare con lui qualche parola. Immaginate la sua sorpresa quando quella celebrità gli chiederà di accompagnare con la sua musica una serenata che intende cantare a sua moglie. Questa storia che sembra avere delle premesse molto romantiche getterà luce su alcuni lati oscuri dell’amore, in specie il tipo di amore che lega le persone che appartengono al mondo dello spettacolo. Un mondo che intriga chiunque, con le sue luci e la sua fama, ma che nasconde un mondo di sofferenze che molti faticano a immaginare.

“È per questo, Mr Gardner, precisamente per questo motivo che le sue canzoni da anni e anni significano tanto per gente che vive ovunque. Perfino dove stavo io. E che cosa dicono quelle canzoni? Che se due smettono di amarsi e devono separarsi, è un peccato. Ma se si amano ancora, hanno il dovere di restare insieme per sempre. È questo che dicono quelle canzoni.”

Cosa ho imparato da questa lettura? - Il Crooner

Essendo uno dei miei cantanti preferiti un appartenente a questa categoria, già ero a conoscenza della definizione di crooner, ma mi rendo conto che potrà esserci qualcuno (soprattutto tra i più giovani) che potrebbe anche non sapere a chi ci si riferisce, con questa parola. Crooner significa letteralmente “canticchiatore” ed è ovviamente un cantante, che interpreta le proprie canzoni in chiave confidenziale. Uno dei prototipi del crooner è stato Bing Crosby, ma l’esponente di maggior successo è stato senza dubbio “The Voice”, ovvero l’immortale Frank Sinatra (ecco di chi parlavo, riguardo a uno dei miei cantanti preferiti). Il crooning non è un genere musicale specifico, ma una tecnica di canto che si fonde col jazz e con la musica ballabile; la sua nascita è stata la diretta conseguenza dell’introduzione del microfono, che consentiva un tipo di canto più lieve e sussurrato (caratteristica tipica dei crooner). Fino all’avvento del microfono, infatti, i cantanti dovevano avere necessariamente un’impostazione di voce squillante, in modo da essere uditi; il microfono permetteva invece l’esaltazione delle voci calde. L’ambiente ideale per l’esibizione dei crooner erano i locali di piccole dimensioni, con tavolini, luci soffuse e una piccola pista da ballo. Non vi nascondo che vivere nell’epoca di Sinatra e assistere a una di queste esibizioni è sempre stato un mio sogno! Ma i crooner si sono estinti? Non del tutto: ancora sopravvivono artisti che si dedicano a questo tipo di canto, come il nostro Mario Biondi e un altro cantante che adoro alla follia: Michael Bublé. E voi, lo sapevate?

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Valerio Finizio
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