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Un giorno, a una domanda sull'importanza che aveva avuto l'amore nella sua vita, Isaac Bashevis Singer rispose: «Grandissima, perché l'amore è amore della vita. Quando ami una donna ami la vita che è in lei».

Ispirata a Frank Lloyd Wright, il genio americano dell'architettura, autore di capolavori come il museo Guggenheim, è la storia di Howard Roark, giovane architetto di talento, deciso a rinunciare a fama e carriera e a lottare contro i pregiudizi e le convenzioni, pur di affermare il proprio genio. Nella sua battaglia contro lo status quo e per il diritto all'arte vera, libera e creatrice, Howard si imbatte in ogni variante di corruzione umana, inclusi un rivale senza scrupoli e privo di morale, Peter Keatin e un potente editore, Ellsworth Toohey. È anche la storia di un amore contrastato, struggente e impossibile che si intreccerà indissolubilmente con la vita e la carriera di Howard.

Corbaccio - 683 pagine

Recensione in 60''

 

Individualismo e collettivismo

Questo di Ayn Rand è un libro densissimo: denso di contenuti, di descrizioni, di avvenimenti. Forse troppo denso, troppo lungo e a volte ripetitivo; ma è davvero un grande libro. Considerata la duplice natura della scrittrice, era inevitabile che lo scritto avesse solidi fondamenti filosofici, che principalmente si soffermano sulla contrapposizione tra individualismo e collettivismo, con una evidente e forte propensione della Rand verso il primo concetto.
Il nostro protagonista infatti, Howard Roark (che a quanto si dice dalla trama è ispirato all’architetto Frank Lloyd Wright), incarna l’uomo ideale di Ayn Rand: un genio completamente individualista, per nulla disposto a scendere a compromessi, che porta avanti la sua idea e le sue convinzioni anche a costo di perdere tutto e di cadere in miseria materiale e “spirituale”. Intorno a lui, un mondo contrario a tutti quelli che sono i suoi ideali: un mondo conformista e tradizionalista, che rigetta l’ingegno e l’innovazione additandoli come prodotto di menti folli ed egoiste; un mondo di parassiti che hanno bisogno degli altri per vivere, che hanno bisogno della loro approvazione e che fanno dell’altruismo il proprio credo perché è ciò che gli permette di sopravvivere. Simbolo di questo mondo è un altro protagonista: Peter Keating; un uomo che fin da giovane ha bisogno del riconoscimento degli altri per essere felice, che non si rallegra dei risultati conseguiti per il risultato in sé, quanto per l’ammirazione generale. Un uomo che ha continuamente bisogno di conferme perché è un parassita e non un individuo indipendente.
Su questo continuo dualismo prosegue il romanzo, sviscerando gli appartenenti a l’una e all’altra fazione; alla fazione di Roark e alla fazione di Keating. In questo modo si susseguiranno una serie di personaggi memorabili: su tutti Gail Wynand ed Ellsworth Tookey, oltre ai protagonisti.

È difficile condensare in una recensione tutto quello che questo libro contiene, ed è difficile anche presentare una trama che possa rendere l’idea, ma ci provo: questo è un libro che ripercorre buona parte della vita di un genio individualista, Howard Roark, una vita che si presenta difficile fin dal suo principio, perché ha contro il mondo intero; del suo incontro con persone simili a lui e del suo amore con Dominique, una delle poche che riesce a comprendere la sua natura ma che è anch’essa una natura complessa. Come può essere l’amore risultante, se non tormentato e paradossale?
Ascesa e declino di un genio, non sorprendetevi se corrugherete la fronte molto spesso, durante la lettura di questo libro, ma posso dirvi che vale davvero la pena di leggerlo. Non posso non ammettere che poteva essere un po’ più breve, ma diciamo che il gioco vale la candela.

"Io sono qui per dire che non riconosco il diritto di nessuna persona su un singolo minuto della mia vita, né su una sola particella della mia energia. Io desidero dichiarare che sono un uomo che non esiste per gli altri."

Cosa ho imparato da questa lettura? - Frank Lloyd Wright

Il protagonista de “La fonte meravigliosa” di Ayn Rand, Howard Roark, è a quanto pare ispirato alla figura di Frank Lloyd Wright: architetto statunitense tra i più influenti del ventesimo secolo e considerato uno dei Maestri del Movimento Moderno. L’idea principe del suo concetto di architettura era il rifiuto della mera estetica; la progettazione architettonica avrebbe dovuto invece focalizzarsi sulla creazione di un’armonia tra uomo e natura, sulla costruzione di un sistema in equilibrio tra ambiente costruito e ambiente naturale. Uno dei metodi principale per il raggiungimento di questo obiettivo è rappresentato dall’integrazione tra i vari elementi artificiali dell’uomo (costruzioni, arredi eccetera) e la conformazione naturale del luogo sul quale sorge la costruzione. Esempio perfetto di questo concetto sta proprio in una delle opere più famose di Wright: la casa sulla cascata, costruita nel 1936 (che vedete nella foto). Questa favolosa abitazione sembra essere un tutt’uno con l’ambiente circostante, come se fosse lì da sempre. 
E voi, lo sapevate?

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Valerio Finizio
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