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Il 2018 è già passato da un mese, e io mi decido soltanto ora a scrivere questo articoletto con le migliori e peggiori letture dell’anno appena passato. Un po’ di pazienza, è un periodo piuttosto pieno. Comincio subito col dirvi che vi ho mentito: nel titolo ho scritto top e flop 5, ma mentre di libri che non mi sono piaciuti ve ne elencherò esattamente cinque, tra quelli che ho adorato ne ho inseriti sei, più qualche extra a fine articolo. Qui vi inserirò solo le mie sensazioni iniziali, per una recensione completa vi basterà cliccare sulla copertina del libro, che vi rimanderà alla mia recensione completa, su questo sito o su QLibri.

Ma (come dico sempre) bando alle ciance e cominciamo!

Top - "Martin Eden" di Jack London

Partirò subito col libro principe di quest’anno appena trascorso. Martin Eden di Jack London.
Di questo autore avevo già letto i più famosi “Il richiamo della foresta” e “Zanna Bianca”, oltre che un suo saggio rivolto agli scrittori esordienti che ho letteralmente amato. Curioso a dirsi, è proprio in questo saggio che l’autore consiglia la lettura del suo stesso libro (un po’ autobiografico): “Martin Eden”. Sarà perché tratta temi che mi stanno particolarmente a cuore e che mi interessano (in quanto scrittore in erba), sarà per la potenza dello stile, questo libro è senza ombra di dubbio quello che più mi ha emozionato non solo in quest’ultimo anno, ma in generale.
Leggetelo.

Top - "Il sentiero dei nidi di ragno" di Italo Calvino

Io che sono un orgoglioso esterofilo (linciatemi pure, amanti della letteratura italiana), sono stato piacevolmente sorpreso dal secondo tentativo che ho fatto con uno dei più grandi autori italiani: Italo Calvino. La lettura che feci qualche tempo fa di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” non mi aveva convinto, ma mi aveva lasciato dentro la voglia di approfondire la sua opera. Ed ecco qui: nel 2018 la lettura del suo “I sentieri dei nidi di ragno” mi ha folgorato: col suo meraviglioso modo di scrivere Calvino ha tratteggiato personaggi interessantissimi (su tutti il protagonista, il piccolo Pin) che ti aiutano a immergerti in questa storia che racconta in maniera inusuale la realtà partigiana, in un’Italia sconvolta dalla seconda guerra mondiale.

Top - "Quel che resta del giorno" di Kazuo Ishiguro

Non so per quale motivo, ma il Giappone è sempre stata una nazione che ha trovato in me una sorta di reticenza ad essere approfondita, per quanto riguarda la letteratura. Diciamo che, quando mi sono trovato a leggere la trama di alcune opere di autori giapponesi (su tutte Murakami e la Yoshimoto), non mi hanno mai intrigato. Tuttavia, la vittoria del Nobel da parte di Kazuo Ishiguro mi ha spinto a fare un tentativo, e quando ho visto che della sua opera più conosciuta era stato tratto un film con l’immenso Anthony Hopkins, è arrivata la spinta decisiva. Sto parlando di “Quel che resta del giorno”, libro bellissimo che racconta la storia di un impeccabile maggiordomo, il signor Stevens: ci troveremo immersi nelle sue riflessioni, nel suo passato, nel suo modo di vedere il mondo, il lavoro, la vita.
Davvero notevole.

Top - "Perle ai porci" di Kurt Vonnegut

“Perle ai porci”: ragazzi, già il nome di questo libro gli darebbe il merito di entrare nella top 5. A parte gli scherzi, Kurt Vonnegut è un autore unico; un autore che riesce a raccontare la realtà anche nei suoi risvolti più difficili da accettare, ma riesce a farlo usando uno stile esilarante. Raccontando la “follia” di Eliot Rosewater, in questo libro Vonnegut riesce a farci fare diverse riflessioni, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra le classe ricca e la classe povera.
Ci troveremo a sorridere molto spesso, a volte amaramente, ma la letteratura vera non deve aver paura nemmeno di farci piangere, perché ne abbiamo bisogno.

Top - "La fonte meravigliosa" di Ayn Rand

Una delle letture più belle è arrivata ad anno praticamente finito: sto parlando de “La fonte meravigliosa” di Ayn Rand. Forse l’autrice tende un po’ a ripetersi e a dilungarsi e il libro poteva essere leggermente più breve, ma bisogna anche dire che in questo libro ho trovato una potenza di pensiero che mi è capitato di riscontrare raramente. I personaggi bucano le pagine, il loro pensiero è granitico e può dare il via a riflessioni sconfinate. Ayn Rand era una filosofa e questo si percepisce chiaramente, ma questo non intacca l’interesse del lettore né la fluidità dello scritto; anzi, lo arricchisce infinitamente.
Bello, bello, bello.

Top - "Tenera è la notte" di Francis S. Fitzgerald

Ultimo, ma non per importanza: “Tenera è la notte” di Francis S. Fitzgerald. Ora, comprendo che a molti lo stile di questo libro possa non piacere, che sia a volte troppo caricato di orpelli e decorazioni che possono rallentare la lettura; comprendo che la storia possa apparire banale, frivola; comprendo tutto.
Io però, devo dirvi che l’ho adorata.
Lo stile di Fitzgerald è tra quelli che preferisco in assoluto, e inoltre in questa storia sono riuscito a percepire quel che l’autore vi ha messo di suo: ho percepito le sue sofferenze, il sangue che vi ha gettato, e questo ha generato in me un’ammirazione senza pari.

Bene, abbiamo finito con le belle parole. Adesso arrivano le stroncature. Premetto che si tratta sempre di opinioni personali, che sono dunque perfettamente contestabili e non condivisibili. Dunque, se tra i libri che elencherò troverete opere che avete amato, rispetto la vostra opinione; voi rispettate la mia.

Diciamo che per il libro peggiore di tutti se la giocano in tre, ma comincerò con quello che mi sento meno in colpa a stroncare.

Flop - "La resa dei conti" di John Grisham

Premetto che il genere trattato principalmente da John Grisham non è propriamente il genere che prediligo, ma questo libro è stato davvero una tortura, da finire. La lettura di questo libro è andata male ancor prima di cominciare, leggendo la trama; una trama che ti spoilera metà libro come se fosse la cosa più naturale del mondo. Sciropparsi 200 pagine di storia di cui già conosci l’esito non è il massimo, e questa cosa poteva essere evitata cambiando o omettendo qualche semplice parola. Ma un po’ di furbizia?
Come se non bastasse, il resto della storia ha un esito prevedibilissimo, il più scontato che si possa immaginare e il primo che verrebbe in mente probabilmente a chiunque.
L’unica parte interessante si trova a metà libro ma anche di questa conosciamo già l’esito, trattandosi di un flashback.
Bocciatissimo.

Flop - "Zazie nel metrò" di Raymond Queneau

Beh, adesso parliamo di un libro per il quale mi aspetterei di essere linciato, perché immagino abbia i suoi sostenitori. Sto parlando di “Zazie nel metrò” di Raymond Queneau. Ragazzi, che vi devo dire, a me questo libro non è andato proprio giù. Sono convinto che in lingua originale sia tutta un’altra cosa, perché è un’opera che gioca moltissimo sul linguaggio e sembra quasi un esercizio di stile. È un romanzo che dovrebbe suscitare ilarità, e che a me non ha fatto ridere. Non ho empatizzato coi personaggi, ho letteralmente odiato la piccola protagonista; tra loro il più simpatico è il pappagallo e questo la dice lunga. Confusissimo in certi tratti, è il libro breve che ho più faticato a finire in tutta la mia vita.

Flop - "Il condominio" di James G. Ballard

Sotto a chi tocca. Ah, ecco: “Il condominio” di James G. Ballard. Devo dire che questo libro vince il premio di “Delusione dell’anno”, perché tra quelli che ho elencato è quello da cui mi aspettavo di più, perché la trama mi intrigava tantissimo. L’idea di una specie di società distopica racchiusa nell’ambiente circoscritto di un condominio e una caduta che mi portava alla mente la Rapture di Bioshock… potete solo immaginare la trepidazione con cui ho cominciato a leggere.
Giudicare un libro dalla trama e dalla copertina è un errore davvero grossolano. Violenza gratuita i cui motivi non vengono propriamente approfonditi, capitoli che tendono a ripetere all’infinito sempre gli stessi concetti, eventi che si ripetono… Il libro poteva essere lungo la metà, sfoltendo tutte le frasi ridondanti, e sarebbe risultato comunque poco efficace.
Che idea geniale sprecata!

Flop - "L'ospite" di Giorgio Faletti

Andiamo avanti con quella che è palesemente un’operazione commerciale, atta a spremere fino all’osso il nome di un autore che non può più allietarci coi suoi lavori. Sto parlando de “L’ospite” di Giorgio Faletti, un libro brevissimo che raccoglie due racconti del defunto autore. Mi dispiace dirlo, ma sono due racconti molto semplici, che mi hanno dato l’impressione di essere stati raccolti dal computer di Faletti e stampati per arraffare qualche soldo agli amanti delle sue storie.
Una cosa molto, molto triste.

Flop - "Omaggio alla Catalogna" di George Orwell

Questo titolo è davvero doloroso da scrivere, perché viene da uno degli autori che più apprezzo in assoluto. “Omaggio alla Catalogna”, del mio adorato George Orwell.
Non mi ha coinvolto, troppo freddo, troppo asettico. Nonostante si tratti del resoconto di un’esperienza vissuta in prima persona dall’autore, in certi tratti l’ho trovata quasi distaccata, come se fosse stata scritta da una persona a conoscenza dei fatti, ma che tuttavia non li ha vissuti in prima persona. Sicuramente, nei tratti più sentiti, le emozioni dell’autore si avvertono, ma sono comunque gocce nell’oceano di parole di questo libro. Le emozioni dell’autore sono rimaste ben nascoste, a differenza di quanto ho constatato con la lettura di “Tenera è la notte” e “Martin Eden”.

Extra: La Graphic Novel - "MAUS" di Art Spiegelman

Ragazzi, MAUS sarà anche un fumetto, ma può essere considerato alla stregua di un bellissimo capolavoro letterario. Emozionante, sconvolgente, non si riesce a smettere di leggerlo nonostante il dolore e l’empatia che non possiamo far altro che provare nei confronti dei protagonisti. Il tema è quello usato e strausato della Shoah, ma leggerlo per mezzo fumetto è un’esperienza che non si può fare a meno di provare.
Gli ebrei sono topi, i nazisti gatti, gli alleati cani; ma questo non intacca minimamente la profonda umanità (nel suo lati negativi ma anche positivi) che trasuda da quei disegni.

Extra: Le riletture eccellenti - "Amleto" di William Shakespeare e "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury

Concludiamo questo interminabile articolo con due riletture “eccellenti”, ovvero “Amleto” di William Shakespeare e “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury. Ragazzi, questi due libri sono dei veri e propri MUST, non dovete assolutamente perderveli.
Il Bardo e il suo Amleto non hanno certo bisogno di presentazioni, due nomi, due garanzie.
Per quanto riguarda Bradbury, è un autore che mi sta particolarmente a cuore; sia per le storie che ha raccontato e che mi hanno influenzato profondamente, sia per la sua personalità che oltre a trasudare dalle pagine che ha scritto, si può notare dalle interviste disponibili su YouTube. Un uomo davvero eccezionale. Leggetelo.

Siamo al termine, dunque. Spero davvero che tra questi libri (sì, anche tra i “flop”) si possa trovare qualcuno che entrerà a far parte della vostra classifica dei libri più belli letti nel 2019.

 
 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Valerio Finizio
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