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McWhirr, capitano del mercantile Nan-Shan, si trova davanti a un'evenienza che nessun comandante vorrebbe affrontare: l'arrivo del tifone. Ma nei compiti di un capitano di mare rientra anche questo particolare dovere. McWhirr è un tipico eroe conradiano: stolido, testardo, coraggioso. Non arretra di fronte al pericolo e non aggira il dovere. Ma non sa usare la dote della duttilità. Questo viaggio è una parabola. E' un'iniziazione e nello stesso tempo un "momento della verità", quando si vede, come in un esperimento chimico, se una sostanza è pura, e qui se un uomo è un uomo.
«Di tempeste ne aveva incontrate, naturalmente. Era stato bagnato fino all'osso, sbattuto, travagliato... Ma non aveva mai intravisto la forza incommensurabile e la collera smodata, la collera che passa e si esaurisce senza mai placarsi - la collera e la furia del mare irritato. Egli sapeva che ciò esiste, come sappiamo che esiste il delitto e l'odio; ne aveva udito parlare come un pacifico cittadino sente di battaglie, carestie, inondazioni, senza che ne conosca il significato... Il capitano MacWhirr aveva navigato sulla distesa degli oceani cosí come tanti uomini scivolano sugli anni dell'esistenza per scendere dolcemente in una placida tomba...»

Einaudi - 106 pagine

Recensione in 60''

 

L'uomo comune nel mare in tempesta

Conrad è uno di quegli autori che con me ha un rapporto controverso. Mi piace molto il suo modo di scrivere e credo sia un maestro soprattutto nel descrivere gli ambienti e gli avvenimenti che coinvolgono i protagonisti delle sue storie; tuttavia non riesce mai a colpirmi tanto da amarlo, nonostante riconosca in lui le potenzialità per farlo. È incredibile la capacità che ha di descrivere lo sconvolgersi degli eventi, dell’ambiente e dei protagonisti, che si trovano sballottati qua e là su una nave che viene devastata a poco a poco dalla forza irrefrenabile della natura.
Questo breve racconto si svolge per la maggior parte del tempo durante il tifone citato nel titolo, che travolge una nave diretta in una località cinese, se non ricordo male. Il capitano di questa nave non è altro che un uomo normale, taciturno, che non si è mai trovato ad affrontare una situazione di pericolo così importante quale può essere un tifone o una tempesta. I libri sull’argomento, inoltre, non gli sono di aiuto; perché una cosa è trovarsi di fronte al pericolo e un’altra è analizzarlo freddamente, dietro una scrivania. Oltretutto la natura è imprevedibile e mai uguale a sé stessa.
In certi tratti Conrad ci strapperà un sorriso amaro, mettendoci di fronte a vari affreschi di umanità: uomini che litigano per del denaro anche quando la loro vita è appesa a un filo, uomini che perdono totalmente la testa, ma anche uomini che riescono a mantenere l’integrità e la fiducia nel proprio capitano.
È evidente che dietro questo racconto si nasconda una metafora; che il tifone rappresenti un po’ quelle difficoltà della vita che ci sembrano insuperabili e devastanti. Eppure anche un uomo normale può trovare dentro di sé la forza per affrontarle e, alla fine, uscirne vincitore.
Un breve racconto che consiglio anche solo per ammirare la maestria dello scrittore.

“Jukes incoscientemente fu lieto di avere vicino il capitano. Ne era sollevato come se quell'uomo, colla sua sola comparsa in coperta, si fosse preso sulle spalle il peso maggiore della burrasca. Tale è il prestigio, il privilegio e il peso del comando. Da nessuno al mondo il capitano MacWhirr poteva attendere un simile sollievo. Tale è la solitudine del comando.”

Cosa ho imparato da questa lettura? - Il Nostromo

La terminologia navale è una cosa con la quale mi sono scontrato spesso, durante la mia “carriera” di lettore. Quando mi sono trovato a leggere “Moby Dick” poi, è stato un vero e proprio bombardamento di nomi e parole che mi erano assolutamente sconosciute e mi rendevano complicata la comprensione del testo. Ne ho imparato qualcuno, ma di sicuro ci saranno centinaia se non migliaia di altri termini che ancora non comprendo. Con “Tifone” di Conrad, tra gli altri, mi sono spinto ad approfondire la figura del Nostromo, che fino a poco tempo fa associavo a un tizio col cappello da marinaio stampato sulle scatolette di tonno. Tuttavia, il Nostromo non è un pescatore di tonni, bensì una figura molto importante sulle navi militari o nella Marina Mercantile, il più esperto dei sottufficiali adibiti al servizio di coperta. Una figura a cui fare riferimento, tra le cui mansioni troviamo: il servizio di timoneria, l’ormeggio della nave in mare e in porto; manovre di carico scarico materiali; manutenzione estetica della nave e delle lance. Oltre a essere il depositario delle conoscenze di arte marinaresca, acquisite dopo lunga attività in mare, è spesso indicato come personaggio rozzo e sbrigativo, che non ha paura di affrontare condizioni estreme. In tempi antichi era colui che, all'ordine del Comandante, incitava l'equipaggio all'arrembaggio.
Non c’è da stupirsi che il nome Nostromo derivi dal latino Noster Homo, ovvero “il nostro uomo”.

E voi, lo sapevate?

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Valerio Finizio
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