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Uno "stanco" Cesare, un Bruto "intellettuale", Cassio, Antonio e poi Ottaviano sono tutti coinvolti nella moderna riflessione sulla condizione umana, in un dramma che anticipa l'Amleto e preannuncia la massima stagione dell'arte shakespeariana. Tutto passa e tutto cambia; i miti sorgono e decadono per essere sostituiti da altri che a loro volta crolleranno; la realtà è inafferrabile e sfuggente, osservabile da mille interpretazioni. Testo originale a fronte.

Feltrinelli - 217 pagine

Recensione in 60''

 

Lo spartiacque

Come viene detto nella prefazione di Agostino Lombardo, nell'edizione Feltrinelli, con "Giulio Cesare" si apre la stagione di massima arte per William Shakespeare. A quest'opera, infatti, seguiranno molte delle sue opere più importanti tra le quali Amleto, personaggio che, coi suoi conflitti e le sue domande sulla condizione umana offre uno spaccato della nascita dell'uomo moderno.
Amleto viene praticamente annunciato dal Bruto di questa tragedia, che rappresenta l'embrione dell'uomo che deve abbandonare tutte le sue convinzioni antiche: che deve imparare a farsi carico del proprio destino; smettere di credere nelle superstizioni e mettere ogni spiegazione che non riesce a darsi sul groppone delle divinità; che deve farsi carico del suo nuovo status di "uomo copernicano".
"Il passaggio da un mondo all'altro, richiede passi audaci" (non è Shakespeare); ma anche il passaggio da un uomo all'altro, devo dire.
Seppure le opere di Shakespeare siano sempre meravigliose da leggere, Giulio Cesare non mi ha colpito ed emozionato come altre opere, nonostante raggiunga vette di rara bellezza; ma da Shakespeare ci si attende sempre molto, dunque il fatto che possa avermi "deluso" è un fatto piuttosto relativo.

Questa tragedia shakespeariana ha come fulcro, com'è ovvio pensare, il cesaricidio perpetrato dai congiurati romani come Cassio e Bruto. Tuttavia, pur dando all'opera il proprio nome, Giulio Cesare non compare quasi mai, se non citato dagli stessi personaggi che lo temono, lo odiano, lo invidiano. Giulio Cesare è l'ultima divinità dell'età antica, per questi uomini, e per ottenere la libertà loro vedono un unico finale: l'assassinio di quella divinità. "Libertà!", è il grido che si solleva dai congiurati. Eppure... neanche da morto il grande Cesare smetterà di gettare la propria ombra sul mondo e sugli uomini.
"Et tu, Brute", è il grido che Cesare leverà alla sua morte, e come un virus contagioso e spietato, si insinuerà nella psiche di quest'uomo che si è fatto carico del peso del mondo, uccidendo un uomo che amava per il bene comune, un bene che, comunque, non è detto che arrivi.

"Il codardo muore mille volte prima della sua morte, il coraggioso gusta la morte una volta sola."
"The coward dies a thousand deaths, the valiant tastes the death but once."

Cosa ho imparato da questa lettura? - Lete: il fiume dell'oblio

Al giorno d'oggi, almeno a primo impatto, il nome del Fiume Lete ci ricorda qualcos'altro. Tuttavia, nella letteratura e nelle mitologie antiche il Fiume Lete aveva un ruolo preciso, che non era certo quello di dare ristoro agli assetati. Ma andiamo per ordine.
Nella mitologia greca e romana, il Lete è detto Fiume dell’oblio e ha una stretta relazione con le anime che si apprestano a vivere una nuova esistenza, e debbono lasciarsi alle spalle e dimenticare le vite passate. A citare il Fiume Lete sono stati grandi uomini come Platone (nel X libro della Repubblica) e Virgilio (Eneide).
Il fiume dell’oblio, tuttavia, compare anche nella più grande opera del nostro Dante Alighieri e ha una funzione simile: è difatti situato sul monte del Purgatorio e ha la funzione di purificare dai loro peccati terreni coloro che si apprestano a entrare in Paradiso.
Al Fiume Lete ha intitolato una poesia anche Charles Baudelaire… se vi va, andate a leggerla!
E voi, lo sapevate?

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Valerio Finizio
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