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La vicenda che Shakespeare doveva mettere in scena era, senza mezzi termini, il rapporto di una mente umana con la vita, e il suo problema, allora, era quello di far muovere Amleto, con la sua "prodigiosa consapevolezza" (Henry James), su un terreno adeguato al personaggio e alla sua ricerca. Poiché tutta la vita doveva essere messa in discussione, sottoposta all'analisi, al dubbio di un Amleto che è l'unico moderno, Shakespeare crea una struttura supremamente elastica e comprensiva, capace di abbracciare pianto e riso, ragione e follia, amore e odio; di passare da un universo domestico a un paesaggio sconfinato, da un salone di corte a un campo militare, da una fortezza a un cimitero. Se bene guardiamo l'Amleto, vediamo come ogni esperienza umana vi venga rappresentata. Tutta la vita; e più ancora: la vita vista come immagine di se medesima, come teatro.

 

Non siamo che polvere

 

Si dice che il tre sia il numero perfetto.
Beh, per quanto riguarda il mio personale terzo incontro con William Shakespeare, rappresentato dal suo "Amleto", posso certo dire che, se non perfetto, è stato certamente il più memorabile.

L'Amleto è il suo personaggio più profondo, più riflessivo, più umano.
Shakespeare, come al solito, riesce a rivoltare l'anima dei suoi personaggi, immergendoli in un contesto che li costringe a riversare e a mettere a nudo la propria interiorità, gettandola in pasto al lettore, che ne sarà giudice e spettatore.
Abbiamo parlato della gelosia per l'Otello e dell'ambizione per Macbeth; per l'Amleto parleremo dell'indecisione."Essere o non essere, questo è il problema", frase simbolo che è tale perché rappresenta alla perfezione il personaggio che la pronuncia.

Egli lo dimostra fin dall'inizio, fin da quando lo spettro di suo padre, re di Danimarca, lo mette a conoscenza del turpe assassinio da lui subito per mano di suo fratello, allo scopo di usurpargli il trono e la moglie.
In questo caso, il suo dubbio sarà giustificato, essendo indecifrabile la natura di questa rivelazione, ma quando grazie a un sotterfugio partorito dal suo genio riuscirà a confermarne la veridicità, il dubbio comunque non l'abbandona.
Pur avendo la certezza della colpevolezza dello zio, nell'esercitare la sua vendetta indugia, attende troppo a lungo il momento propizio, vuoi per paura o per eccesso di riflessione.

Disegno del castello di Kronborg a Helsingør, Danimarca.
E' qui che è ambientato l'Amleto.

Tra tantissime scene memorabili, a partire dalla riflessione sull'essere e dal colloquio col defunto padre, fino ad arrivare alle riflessioni sulla vita e sulla morte prima del funerale di Ofelia, accompagneremo nel suo viaggio il controverso e affascinante Amleto, che in fin dei conti è un po' il simbolo del passaggio dall'età medievale a quella moderna.
Stupendo.

"Ma noi spesso spezziamo quello che decidiamo. Della memoria il proposito è schiavo. Nel nascere vigoroso, nella sostanza povero [...] quel che nella passione a noi stessi proponiamo, finita la passione lo perdiamo [...] ma per finire in ordine da dove ho cominciato, volontà e destino sono tanto contrari che i nostri progetti sono spesso rovesciati. Nostri sono i pensieri ma non i risultati."

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Valerio Finizio
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