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A chi arriva dal mare l'isola non fa una bella impressione. Una macchia scura in mezzo alla foschia, alberi macilenti e radi a interromperne il grigiore. Ma è difficile aspettarsi di meglio da un luogo come quello. Anche perché l'agente federale Teddy Daniels sa che lo attende un incarico delicato: una paziente dell'Ashecliffe Hospital, istituto per la detenzione e la cura dei criminali psicopatici, è scomparsa e le sue preoccupanti condizioni psichiche ne rendono più che urgente il ritrovamento. Ma su quell'isola, che un uragano travolge impedendo qualunque collegamento con la terra ferma, niente è davvero ciò che sembra: cosa succede veramente in quell'ospedale? E che cosa sta cercando Teddy Daniels? Una detenuta inspiegabilmente scomparsa, oppure le prove che all'Ashecliffe Hospital si fanno esperimenti sugli esseri umani? Forse, invece, è qualcosa di torbido che lo tocca più nel profondo, e che riguarda i fantasmi che da tempo lo tormentano, da quando l'adorata moglie è morta tragicamente in un incendio doloso. E quanto più Teddy si avvicina alla verità, tanto più la morsa si stringe intorno a lui.

Una storia solida, intrigante e imprevedibile

Shutter Island è la prova schiacciante del fatto che guardare un film prima di aver letto il libro da cui è stato tratto, è pura follia. Ahimè, mi sono reso colpevole di questo misfatto, ma a mia discolpa posso dirvi che quando ho visto il film con Leonardo Di Caprio non sapevo dell'esistenza del libro.
Mettendo da parte il supporto cinematografico, posso dirvi che Dennis Lehane ha dato vita a una storia intrigante, che procede in maniera incalzante ma, soprattutto, è carica di colpi di scena. Se qualcuno non dovesse aver visto il film, prima, credo rimarrebbe assolutamente spiazzato dalla piega che prendono gli eventi e dagli improvvisi e inaspettati capovolgimenti di fronte, che non sembrano assolutamente forzati. Lehane ha creato una storia che regge alla perfezione e che dà al lettore la soddisfazione di aver letto qualcosa di davvero ben struttrato.
Lo stile dell'autore, oltretutto, non è sempliciotto come ci si può aspettare, ma abbastanza curato e che non si esime dallo scatenare qualche riflessione.
Prima di leggere questo libro, comunque, preparatevi a una storia difficilissima da digerire, ma davvero molto bella e intrigante.

Teddy Daniels è un federale, inviato insieme al suo partner Chuck a Shutter Island, su cui è costruito un complesso psichiatrico dove vengono curati criminali infermi mentalmente e, molto spesso, pericolosi.
La missione di Teddy e Chuck è quella di scoprire che fine ha fatto Rachel Solando, una delle pazienti dell'ospedale, colpevole dell'assassinio dei suoi tre figli, che sembra essere scomparsa nel nulla in modo inspiegabile.
Le indagini di Teddy e Chuck procedono in un clima di tensione che si può percepire distintamente, nonostante i medici e nello specifico il dottor Cawley si sforzino per mostrarsi quanto più disponibili è possibile. Rachel Solando non è l'unico problema, in quel posto; qualcosa di oscuro si nasconde dietro il silenzio degli inservienti e dei dottori, qualcosa che il lettore non potrebbe mai immaginare, a meno che non abbia visto prima il film!
Dunque, se non avete già apprezzato questa storia sul supporto cinematografico, vi consiglio assolutamente di leggere prima il libro, e poi osservare come Di Caprio e Ruffalo hanno dato questa storia alle immagini.

"Agente, quanta violenza pensa che possa sopportare un uomo prima di spezzarsi?"
"Non lo so, dottore. Me lo sto chiedendo anch'io, più o meno."

Cosa ho imparato da questa lettura? - Le Grand Guignol

Conoscevate il teatro Grand Guignol? Io ne ho appreso l'esistenza grazie a questo libro. Il nome deriva da Guignol: una marionetta raffigurante un operaio dell'industria serica di Lione, noto per la sua irriverenza e la sua tenacia, grazie alle quali difendeva i propri diritti scornando inevitabilmente i "potenti". Il Grand Guignol è, come dicevo, un piccolo teatro parigino di soli trecento posti che aprì i battenti nel 1897, nel IX arrondissement. Nonostante le dimensioni contenute, molto presto il teatro cominciò a registrare sempre il tutto esaurito e divenne noto per la messa in scena di spettacoli particolarmente cruenti e macabri. Gli spettacoli si servivano spesso di effetti speciali più o meno rudimentali ed erano incentrati soprattutto sulla potenza visiva delle immagini orrorifiche, sull'insanità e la vendetta. Gli spettacoli erano in genere brevi e venivano ripetuti più volte durante la serata. Il teatro Grand Guignol tenne la sua ultima rappresentazione il 5 gennaio 1963. La chiusura definitiva fu decretata dall'affermarsi del cinema dell'orrore. Dal nome del teatro nacque anche un nuovo termine, utilizzato anche al di fuori del contesto teatrale: granguignolesco, che è proprio sinonimo di macabro e cruento. E voi lo sapevate?

 
 

Valerio Finizio, programmatore informatico per professione, scrittore e lettore accanito nel tempo libero.
Alla disperata ricerca del modo in cui invertire i ruoli.

 

Valerio Finizio
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